
Nel panorama del fundraising italiano, il 5×1000 rappresenta uno strumento unico: consente ai contribuenti di sostenere un ente senza affrontare alcun costo aggiuntivo, semplicemente destinando una quota della propria imposta sul reddito. È un meccanismo che abbassa ogni barriera economica all’ingresso e che, proprio per questo, ha assunto nel tempo un ruolo centrale per molte organizzazioni del Terzo Settore. Per numerose realtà, infatti, il 5×1000 non è una voce marginale ma un passaggio fondamentale per garantire continuità a progetti, servizi e attività di ricerca. Tuttavia, la sua apparente semplicità genera un effetto collaterale evidente: durante il periodo della dichiarazione dei redditi il sistema comunicativo si affolla di messaggi simili, tutti orientati a intercettare l’attenzione degli stessi cittadini. In questo contesto, emergere non è scontato e la competizione si gioca sulla capacità di costruire un ricordo che duri nel tempo.
Una campagna efficace e distintiva
Affinché una campagna 5×1000 sia efficace, è necessario partire da un messaggio chiaro e coerente con l’identità dell’ente. La richiesta deve essere comprensibile e trasparente: il contribuente deve capire perché si chiede la sua firma e quale impatto concreto potrà generare. Un linguaggio autentico e misurato, soprattutto quando si affrontano temi sensibili, risulta generalmente più convincente di una comunicazione enfatica. Allo stesso tempo, il coinvolgimento emotivo da solo non basta. Tra il primo contatto con la campagna e il momento della compilazione della dichiarazione possono trascorrere settimane o mesi e in questo arco temporale l’organizzazione deve riuscire a mantenere una presenza costante, semplificando il più possibile l’azione finale. Ricordare il codice fiscale, indicare con precisione dove firmare e offrire strumenti pratici di promemoria sono accorgimenti che incidono concretamente sul risultato, oltre a favorire la costruzione di una relazione più strutturata con chi dimostra interesse verso la causa.
L’importanza di una pianificazione profilata
La pianificazione dei canali e la gestione dei tempi completano il quadro strategico. I mezzi proprietari, come sito, newsletter e profili social, rappresentano il punto di partenza per attivare la comunità già vicina all’ente, ma spesso non sono sufficienti per ampliare il pubblico. L’integrazione con attività di sponsorizzazione o con strumenti a condizioni agevolate, come Google Ad Grants o spazi offerti da media locali, consente di estendere la portata della campagna e intercettare nuove persone potenzialmente sensibili alla mission. Anche il timing riveste un ruolo determinante: avviare la comunicazione prima dell’apertura ufficiale della finestra dichiarativa permette di preparare il terreno e di costruire una continuità narrativa che accompagni il contribuente lungo tutto il periodo utile. Non esistono modelli universali, ma percorsi da progettare su misura in base agli obiettivi, alle risorse e alle caratteristiche di ciascuna organizzazione.
Sappiamo come agire
Nel nostro lavoro abbiamo accompagnato diverse realtà nella costruzione di campagne 5×1000 capaci di coniugare coerenza creativa, chiarezza informativa e attenzione alla conversione. Tra le esperienze più recenti rientra la campagna 2025 realizzata per Fondazione Opera San Francesco per i Poveri, che proseguirà nel 2026 alla luce dei riscontri ottenuti, così come il percorso avviato nel 2022 con Fondazione AriSLA, che nel primo anno di campagna ha contribuito a incrementare la raccolta del 33%. Ogni progetto nasce da un confronto approfondito con l’ente e dalla definizione di una strategia calibrata sulle sue specificità, con l’obiettivo di trasformare una semplice firma in un atto di partecipazione consapevole e duraturo.


