Che differenza c’è tra le vanity metrics e la prova costume?

Spolier alert: poca.
Ma GA4 potrebbe essere la nostra migliore terapia.

Abbiamo tutti bisogno di non affidarci alle apparenze, lo sappiamo. Il nostro peso non determina il nostro valore come persone, tanto quanto la frequenza di rimbalzo non determina l’efficacia di un sito internet.

Ora non siamo più i soli a dirlo.

Dopo anni trascorsi a spiegare ai nostri clienti che la frequenza di rimbalzo non è un dato a cui prestare troppa attenzione, perché andrebbe contestualizzato, approfondito, valutato…

Google decide che in GA4 questa KPI non esiste più.

Sbam.

Per noi è un po’ come una terapia di body positivity, dopo aver scoperto che gli abiti dell’anno scorso non ci vanno più bene.

GA4 ci impone un bagno di realtà: non è più tempo di guardare quanti utenti ci sono sul sito, quanto tempo ci trascorrono e quante pagine visitano.
Siamo sicuri che sia questo che vogliamo ottenere?
Come facciamo a sapere se questi utenti rimangono sul nostro sito perché lo considerano interessante, oppure perché non trovano quello che cercano?

Sbam.

Con GA4 tutto cambia. Google ci fa sedere comodi, ci dice che non sta succedendo nulla di grave, ma che non possiamo più continuare ad analizzare i siti come facevamo prima.
Dobbiamo prestare attenzione alla qualità e non alla quantità.
Non chiederci quanti utenti abbiamo sul sito, ma quanti sono gli utenti coinvolti. E decidere anche, all’interno del nostro sito, cosa significa essere coinvolti.

Google sa che ogni sito internet viene progettato e sviluppato con una strategia di marketing specifica. Perché non dovrebbe essere misurato con una strategia altrettanto personalizzata?

Va tutto bene, quindi. Guardiamo oltre le apparenze, abbandoniamo le vanity metrics ed avventuriamoci nel meraviglioso mondo di GA4.

Avete bisogno di un supporto per affrontare
Google Analytics 4? Siamo qui per voi, scriveteci: mail@gag.it

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